Come i social e le app stanno cambiando il modo in cui ci incontriamo
Siamo così abituati a fare tutto digitalmente che anche le cose più semplici e più umane passano ormai dallo schermo di un telefono.
Organizziamo viaggi con un’app, ordiniamo da mangiare con un’altra, lavoriamo online, manteniamo relazioni a distanza. In questo scenario non sorprende che anche uno dei bisogni più umani, quello di incontrarsi, stia cambiando forma.
Un tempo i luoghi di aggregazione erano abbastanza chiari: il bar del paese, il parco, la festa di amici comuni, la palestra. Luoghi fisici dove le relazioni nascevano quasi per caso, attraverso la vicinanza e la frequentazione.
Oggi sempre più spesso i gruppi si formano in modo diverso: non partono dal luogo, ma dalla passione. E le passioni, ormai, si condividono soprattutto online.
Le passioni come punto di incontro
I social e le app hanno trasformato il modo in cui troviamo persone simili a noi. Non serve più vivere nello stesso quartiere o avere amici in comune: basta condividere un interesse.
Sport, escursioni, fotografia, corsa, yoga, trekking. Tutto può diventare il punto di partenza per una nuova rete di relazioni.
In questo senso le piattaforme digitali stanno diventando una sorta di nuovi spazi di aggregazione, luoghi virtuali dove incontrare persone che probabilmente non avremmo mai incrociato nella vita quotidiana.
Uno degli esempi più interessanti per me è Strava.
Strava: da app sportiva a spazio sociale
Strava nasce come applicazione per monitorare le attività sportive: corsa, ciclismo, escursioni, sci, trail running. I fondatori volevano colmare il vuoto lasciato dopo il college, creando un luogo virtuale in cui gli atleti potessero condividere le proprie prestazioni e confrontarsi, superando la solitudine dell’allenamento individuale.
Il suo obiettivo iniziale era di tracciare le proprie prestazioni, registrare i percorsi e migliorare le performance nel tempo.
Per appassionati di sport è un prezioso diario digitale dell’allenamento che aiuta a spingersi a raggiungere obiettivi sempre più alti.
Con il tempo, però, l’app ha iniziato ad assumere caratteristiche sempre più social.
Gliutenti possono seguire gli altri, mettere “kudos” (una sorta di like), confrontare le proprieperformance, partecipare a sfide e classifiche. Oggi, la piattaforma conta oltre 150 milioni di atleti e combina la registrazione dei dati con le dinamiche di un social network.
L’allenamento non è più solo un’esperienza individuale: diventa qualcosa che si può condividere.
Dalla mappa alla performance
Negli ultimi anni Strava ha ampliato ulteriormente le sue funzioni acquisendo Fatmap, una piattaforma molto amata dagli appassionati di montagna, finalizzata a esplorare percorsi e territori attraverso mappe tridimensionali dettagliate.
Fatmap era uno strumento pensato soprattutto per studiare il territorio: pendenze, esposizioni, sentieri possibili sulle montagne.
Con la sua integrazione dentro Strava, questa dimensione di esplorazione si è intrecciata con quella della performance.
La montagna non è più solo qualcosa da osservare o da attraversare. Diventa anche qualcosa da misurare.
Tempo di salita, dislivello, ritmo medio, segmenti.
Ogni uscita produce dati e performance.
Quando lo sport diventa anche racconto
Parallelamente, Strava è diventata sempre più popolare anche sui social.
Non è raro vedere screenshot delle proprie attività condivisi su Instagram o trend Reel con il classico tracciato del percorso arancione.
L’allenamento diventa così non solo esperienza, ma anche racconto.
Un modo per mostrare i propri progressi, i propri percorsi, i propri risultati.
A volte è semplice condivisione.
A volte diventa anche una forma di vanto.
Ma soprattutto contribuisce a rendere visibile qualcosa che prima restava molto più privato: lo sforzo fisico; e magari anche a condividerlo nei “club” o a formare gruppi con membri che partecipano a innalzare la performance comune o che si sfidano su un percorso famoso.
La nascita delle nuove community sportive
Proprio questa dimensione sociale ha favorito la nascita di molte community sportive.
Sempre più persone si organizzano per correre, pedalare o andare in montagna insieme partendo da gruppi online. Su Strava esistono club in cui i risultati dei singoli membri contribuiscono alle statistiche del gruppo, creando una forma di partecipazione collettiva.Ma non solo.
Anche su Telegram e su WhatsApp esistono ormai tantissimi gruppi dedicati all’organizzazione di attività sportive: partite di tennis o di padel, allenamenti di corsa, escursioni di gruppo.
Spesso le persone che partecipano non si conoscono affatto.
Si incontrano perché condividono la stessa passione.
Prima viene l’attività.
Poi, eventualmente, la relazione.
Comunità o solitudini organizzate?
Questo nuovo modo di incontrarsi solleva però anche una domanda interessante.
Se i gruppi nascono perché singoli individui cercano qualcuno con cui fare qualcosa, che tipo di relazioni stiamo costruendo?
Sono comunità vere o semplicemente solitudini organizzate attorno a un’attività?
Molte volte questi gruppi funzionano benissimo e diventano spazi di amicizia autentica.
Altre volte restano relazioni leggere, legate soprattutto al momento dell’attività.
E forse non c’è nulla di sbagliato in questo.
Non tutte le relazioni devono diventare profonde. Alcune possono semplicemente accompagnarci per un pezzo di strada, letteralmente.
Un cambiamento, non necessariamente un problema
Più che chiederci se questo nuovo modo di aggregarsi sia sano o meno, forse dovremmo riconoscere che è semplicemente nuovo.
La digitalizzazione non sta cancellando i nostri bisogni umani.
Li sta trasformando.
Il desiderio di condividere passioni, di incontrare persone, di fare qualcosa insieme esiste esattamente come prima, forse anche di più. Solo che oggi utilizziamo strumenti diversi per soddisfarlo.
Le app diventano punti di partenza.
I gruppi digitali diventano luoghi di coordinamento.
E a volte, da lì, nascono anche incontri reali.
La consapevolezza come unico vero limite
Forse tra qualche anno guarderemo a queste app come oggi guardiamo ai vecchi forum o ai primi social network: strumenti che hanno cambiato il modo in cui le persone si trovano.Ma ciò che resta, alla fine, non è la tecnologia.
Non è la traccia caricata, né il segmento conquistato, né la notifica sul telefono.
Quello che resta è l’incontro.
Perché dietro tutte queste piattaforme, in fondo, c’è sempre la stessa cosa: la voglia di incontrarsi, di camminare insieme, correre insieme.
Condividere un pezzo di strada.
Margherita Amendola
Creative Designer & Strategist
@margherita_amendola_designer