Addio sovraccarico di informazioni, bentornata creatività
Alziamo e sblocchiamo lo smartphone per controllare l’ora.
Ci sono un paio di notifiche, gli diamo un’occhiata.
Riponiamo il telefono sul tavolo.
Abbiamo visto tanto, forse tutto.
Però rimane la sensazione che manchi qualcosa, di aver dimenticato un particolare.
Ci siamo dimenticati di guardare l’ora.
Smartphone e burnout: lo stress del sovraccarico
Questa piccola amnesia quotidiana non è un segno di invecchiamento, ma la conseguenza diretta del sovraccarico informativo a cui siamo sottoposti ogni secondo.
Quando ci sentiamo frustrati o mentalmente esausti, spesso cerchiamo il silenzio o l’isolamento, scambiando questo bisogno per pigrizia.
Non lo è: è la nostra memoria interna che sta andando in protezione.
Cos’è l’estensione digitale della memoria?
L’estensione digitale o Secondo Cervello è un sistema esterno di gestione della conoscenza che permette di esternalizzare l’archiviazione di dati, idee e impegni su supporti digitali.
Questo metodo libera la memoria di lavoro biologica, riducendo lo stress e permettendo alla mente di concentrarsi esclusivamente sulla creatività e sulla risoluzione di problemi complessi.
Biologia contro tecnologia: perché dimentichiamo tutto
Dobbiamo accettare una verità neuroscientifica: il nostro cervello, inteso nella sua parte biologica, è pessimo per conservare dati ma, al contrario, è eccellente nell’elaborarli.
Infatti tutti noi siamo creativi per natura, ma per far emergere questa dote dobbiamo liberare la mente dall’ingombro dei dati grezzi.
Se un computer ha il disco pieno andiamo in un negozio a comprare una memoria esterna.
Molti di noi provano a gestire il rumore digitale e lo stress che ne consegue spegnendo le notifiche o limitando il tempo sugli schermi.
Sono ottimi palliativi, ma non risolvono il problema alla radice: la realtà di oggi è che non smetteremo comunque di ricevere informazioni.
Il Secondo Cervello è proprio questo: un’estensione della mente per liberare spazio nella nostra memoria principale e permettere a quest’ultima di lavorare meglio nell’elaborazione e non nello stoccaggio.
Dalla carta all’app: differenze e vantaggi
Pensiamoci: ricordare i numeri di telefono è diventata un’attività totalmente delegata alla rubrica dello smartphone, pochi conoscono a memoria più numeri dei loro cari.
Si potrebbe dire che lo si faceva già con la rubrica cartacea ma a quel punto ricorderemmo anche che molti dei numeri in essa rimanevano impressi facilmente e potevano essere chiamati a memoria.
In quel caso stiamo però ricordando tempi in cui il sovraccarico di informazioni non era sempre presente e non era, fisicamente, a portata di mano ma necessitava l’accensione di un dispositivo (televisione, radio, computer da tavolo).
Per smettere di usare la nostra memoria principale come un magazzino, dobbiamo trasformare la tecnologia da distrazione a strumento.
Delegare a delle note ciò che ci colpisce di una frase letta, gli appunti essenziali delle lezioni, i promemoria delle questioni da affrontare.
Si potrebbe pensare che il metodo sia efficace anche attraverso carta e penna ma qui è dove, invece, la tecnologia smette di essere una distrazione e diventa finalmente il nostro miglior alleato.
Su un blocco note cartaceo la ricerca di una parola chiave diventerebbe il classico “ago in un pagliaio” nel giro di poche settimane o mesi, soprattutto per quelli che di appunti ne devono prendere parecchi.
Un’applicazione di note digitali non richiede di essere degli esperti informatici ma possiede la ricerca per parole chiave e da quella potremo ottenere risultati solo da ciò che noi stessi abbiamo scritto fornendoci quindi un assistente personale affidabile.
Questo non solo facilita il reperimento delle note stesse ma libera la mente biologica dallo stoccaggio e sprigiona la nostra vera potenzialità di elaborare, creare nuovi contenuti e aiutarci nei nostri personali ragionamenti.
Oltre l’ignoranza: il potere di non ricordare
Temiamo l’ignoranza ma dobbiamo essere consapevoli ed accettare che essa è solo il non sapere che le cose esistono, non il fatto di non sapere come metterle in atto.
Se conosciamo la parola chiave da ricercare la nota risultante sarà la procedura che, in caso di necessità, memorizzeremo ripetendola e facendola quindi diventare un’abitudine.
Questo è costruirsi un’estensione della mente o un Secondo Cervello, creare un archivio che cresce di giorno in giorno e matura con e attraverso noi stessi.
Esistono metodologie specifiche e tecniche che possono rendere questo processo non solo utile, ma addirittura stimolante.
Per oggi però questi paragrafi danno le informazioni e gli spunti più che sufficienti a non sentirci sovraccarichi e a ragionare su quello che è stato detto.
Testiamo la differenza
Mentre aspettiamo il prossimo articolo, dove esploreremo delle tecniche pratiche per facilitarci a costruire il sistema, possiamo provare a fare un test scaricando un’app di note e scrivendo la prima idea o preoccupazione che ci passa per la testa.
Togliamocela dalla mente e guardiamola sullo schermo.
La mente sta respirando un po’ di più?