“Sanremo è sempre Sanremo” – Ma…

Conta la musica o la conta dei like?

Da tempo immemore si ripete una frase diventata persino uno slogan:

“Sanremo è sempre Sanremo.”

Ma forse, non è più vero.

O meglio: il palco dell’Ariston è rimasto lo stesso, ma il modo in cui viviamo il Festival è completamente cambiato.

Una volta Sanremo si guardava in televisione, si commentava a casa, il giorno dopo a scuola o al lavoro.

Oggi Sanremo si guarda e si commenta in tempo reale.

Su Instagram.

Su TikTok.

Su X.

Su WhatsApp.

Il Festival non dura più cinque serate, dura settimane, e soprattutto continua a vivere sui social media.

Il palco non basta più.

Una canzone può essere tecnicamente perfetta.

Ma se non genera conversazione, meme, clip condivisibili… rischia di scomparire.

Al contrario, una performance magari imperfetta può diventare virale, trasformarsi in trend su TikTok, o diventare la più ascoltata su Spotify.

E allora la domanda diventa inevitabile:

oggi il successo di una canzone si misura con i voti della giuria dell’Ariston o con le interazioni generate sui social?

Il Festival come fenomeno social

Sanremo è diventato un evento ibrido:

• sul palco si canta

• online si costruisce il racconto

I creator commentano in diretta, le reaction diventano contenuto e le polemiche diventano trend.

C’è chi dice che le canzoni siano ormai “pensate per TikTok”. Forse è vero, o forse semplicemente gli artisti sanno che oggi una parte del successo passa da clip di 15 secondi.

Non siamo qui a chiederci se questo sia giusto o sbagliato, riflettiamo piuttosto sul fatto che se il contesto cambia, può la musica restare uguale?

Sanremo non è diventato meno musicale, ma certamente è diventato più mediatico. 

Lo era già quando la TV era l’unico media, figuriamoci oggi!

E questo non è un giudizio, è un dato culturale.

Il palco conta ancora, ma il feed amplifica, distorce, premia, punisce, e Sanremo si vince o si perde non solo sul palco.

La competizione abita contemporaneamente due mondi:

quello fisico e quello digitale.

E di dimostrazione ne abbiamo già molte. Pensiamo a “Musica leggerissimadelduo Colapesce Dimartino trasformatosi ben presto in un tormentone, ma arrivato solo quarto al Festival del 2021, vinto dai Måneskin con “Zitti e buoni”, un successo internazionale con oltre 550 milioni di stream.

Ma, e questo è il dato per noi importante, ciò accadeva anche prima: “Vita spericolata” di Vasco Rossi arrivò penultima al Festival del 1983, stesso anno in cui la celeberrima “L’Italiano” di Toto Cutugno fu quinta, “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini si classificò nona nel 1989 e “Salirò” di Daniele Silvestri quattordicesima. I media cambiano e con loro la società che ruota intorno, che trova nuovi modi per far valere il proprio pensiero. L’importante è non smettere di voler esercitare questa potenzialità umana.

Il punto non è chiedersi se tutto questo “rumore” sui social abbia rovinato il Festival o distolga l’attenzione dalla musica.

Il punto è capire che oggi il successo, anche quello musicale, passa sempre più dalla capacità di generare contenuti che diventino virali online.

Il palco rimane il luogo della performance artistica, i social il luogo della “consacrazione”, Sanremo lo vince chi è capace di stare su entrambi.